GLOSSARIO TECNICO
Sono riportati i termini che riguardano la struttura dei tappeti (costruzione, forma, dimensioni, destinazione, uso, etc.).
Non si trovano qui invece tutti quei termini che attengono alla parte estetico-decorativa del tappeto e alle varie provenienze (zone di manifattura, tipologia dei disegni etc.).
ABRASH
Indica sia una screziatura come pure una variazione di colore o di saturazione di colore, che si ritrova nel vello del tappeto.
Cause. Il diverso assorbimento del colorante in uno stesso bagno da parte del filato dovuto soprattutto al diametro non omogeneo del medesimo causa una screziatura di colore. L’impiego di lana proveniente da bagni diversi di una stessa tintura porta a variazione di tonalità anche rilevanti nel disegno dei motivi decorativi e/o nel fondo. Una parte del vello annodata con filato tinto male può schiarire nel tempo alla luce più del resto.
La presenta di abrash in un
tappeto non ne modifica sostanzialmente il valore. È questa la valutazione prevalente al giorno d’oggi. Addirittura in certe provenienze tribali ne aumenta il fascino e ne avvalora la genuinità. Questa tendenza moderna ha purtroppo indotto alcuni produttori ad introdurre nei tappeti abrash intenzionali e programmati, atti ad esaltarne la rusticità. Un occhio allenato riconosce in genere questo tipo di inganno.
AIATLIK
Parola turca che definisce i tappeti per la preghiera.
AINA-KAP
Contenitore, caratteristico della produzione turkmena, in tessuto annodato, per lo specchio. Ha forma particolare. Aina è lo specchio.
ALLUME
Solfato doppio di potassio e alluminio, usato come mordente (vedi) per la lana da tingere.
ANILINA
Ammina aromatica la cui molecola è la base per la sintesi di una serie di coloranti sintetici, i primi sviluppati verso la metà dell’ottocento (1856). Fra i più noti: la fucsina e la mauveina: In oriente furono molto volentieri usati per la tintura delle lane da tappeto a causa della loro economicità e facilità di impiego. La tintura con questi coloranti mostrò ben presto limiti enormi di stabilità alla luce e al lavaggio. Le autorità dei paesi produttori di tappeti ne vietarono l’impiego, ma il provvedimento non ha avuto l’effetto atteso. I coloranti all’anilina sono caduti in disuso soprattutto per l’avvento
di una nuova tipologia di coloranti migliori, elaborati all’inizio del XX secolo. Restano oggi in circolazione tappeti prodotti fra la fine del XIX ed il primo quarto del XX secolo con coloranti all’anilina.
ANNODATURA
Operazione con la quale si costruisce il vello del tappeto, assicurando, con vari sistemi (vedi: nodo), il filato che formerà il vello ai fili dell’ordito.
ARMATURA
L’insieme delle catene di ordito e delle trame, intrecciate alle catene, costituisce l’armatura del tappeto. Può essere più o meno pesante a seconda del diametro delle catene e delle trame. Ordito grosso e grosse trame fanno sì che tutto il peso del tappeto sia costituito dall’armatura e solo in piccola parte dal vello. Ordito e trame troppo sottili fanno sì che il tappeto sia tutto o quasi costituito dal vello e quindi poco resistente. L’equilibrio fra armatura e vello è requisito fondamentale.
ARMENIBAFF (anche: Armenibaft)
Trattasi di una tipologia di tappeti prodotti in Iran nel distretto del Chahar Mahal da tessitrici di origine armena; il termine designa un prodotto di alto livello fra la produzione generalmente nota come Bakhtiari.
ASMALYK
Tipo di sacca turkmena, a forma di pentagono irregolare (un rettangolo sormontato da un triangolo isoscele), da appendere ai fianchi del cammello. Dal turco asmak = appendere.
AT-CHEKI
Finimenti da sottopancia, per cammelli e cavalli; sono a tessitura piatta oppure anche annodati. Termine turco.
AT-DJOLI
Termine turco, designante la coperta per il cavallo. Può essere a tessitura piatta oppure annodato, ma sempre di fattura molto fine. La forma è un rettangolo (o quasi un trapezio), da cui partono due bracci, che servono per fermare la coperta attorno al petto dell’animale.
BACK
Nelle espressioni in lingua anglosassone Open Back e Closed Back. Vedi: Lul Baft.
BAFF (anche: Baft)
Viene dal verbo baften, annodare, in farsi (Iran). È impiegato come suffisso ad un nome (es.Armenibaff, Bibibaff, Sennehbaff) per indicare un tipo di provenienza o di analogia del tappeto.
BALESHT (anche: Balisht)
Vocabolo di origine turca per indicare piccole sacche rettangolari, a tessitura piana o annodate, aperte su un lato corto, per il trasporto di beni diversi e come cuscino. Usato per manufatti baluchi e afgani.
BATTITURA
Operazione di compattazione della trama passata sulle file di nodi, eseguita con un speciale pettine pesante, in legno o in metallo.
BIBIBAFF
È il nome generico commerciale che si dà ai tappeti cosiddetti Bakhtiari più fini. Letteralmente: tappeto annodato per la signora (o dalla signora, bibi in farsi).
BOGHCHEH
Piccolo contenitore quadrato, che ha la forma di una busta da lettere con un lembo apribile. Realizzato a tessitura piana o a pelo, è proprio delle popolazioni nomadi (in genere turkmene) per contenere piccoli beni personali.
BORDO
Termine che attiene al disegno del tappeto; indica la fascia, variamente decorata, che segue il perimetro del tappeto; può essere su tutti i lati o solo su i due più corti o mancare addirittura.
BOU
Termine turkmeno poco usato (si usa in genere yolami) che indica delle strisce in tessuto piano oppure annodato di lunghezza variabile secondo la funzione (rinforzo per la struttura della yurta, per assicurare il carico su animali da soma etc.). Il termine persiano corrispondente è malband.
CAMPO
La parte del tappeto compresa entro il bordo, se questo esiste.
CANTONALI
Trattasi delle zone negli angoli del campo, che possono avere un decoro loro proprio.
CARDATURA
Trattamento che si fa alla lana per predisporla alla filatura, allineando le fibre in una stessa direzione, con appositi pettini.
CARTONE
Il disegno del motivo base di decoro del tappeto realizzato su carta quadrettata dove ad ogni quadretto corrisponde un nodo. Viene designato anche con i termini gaddy oppure talim.
CATENA
Vedi: Ordito
CHANTEH
Parola di lingua turca che designa una piccola sacca (a pelo o in tessuto piano) da portarsi a spalla con una tracolla.
CHEMCHE TORBA
Sacca (a pelo o in tessuto piano) per contenere arnesi da cucina; chemche è il cucchiaio.
CHERMES
Con questo nome si designano vari tipi di parassiti (cocciniglie) delle piante, che essiccati opportunamente servono come colorante (rosso brillante). Dalla parola originale Kirmiz sono derivate: in italiano cremisi, in anglosassone crimson. Un liquore rosso è conosciuto come Alchermes.
CHIGH
È una stuoia realizzata con giunchi, cannucce o ramoscelli legati con filato di lana intrecciata, decorata di vari motivi geometrici come una tessitura piana. Ha molteplici usi negli accampamenti nomadici (Asia centrale in genere).
CICIM
Termine turco che indica delle tessiture piane ornate con la tecnica a trame aggiunte; il disegno (geometrico) risulta come in rilievo. È la stessa parola che si trova scritta anche jijim (è comune in tutta l’area orientale, ma la pronuncia suona spesso in modo diverso); ma in genere con jijim (vedi) si intende un altro tipo di tessitura piana.
CIMOSA
Finitura laterale del tappeto, che serve a bloccare l’annodatura, realizzata bloccando catene laterali e trame. Esistono ovviamente quattro cimose, tante quanti sono i lati del tappeto. Le cimose terminali (lati brevi) sono realizzate sempre in tessitura piana (kilim); possono essere di lunghezza ridottissima (praticamente inesistenti) oppure di diversi centimetri e possono essere anche variamente decorate; dopo queste cimose terminali cominciano le frange (ma alcune provenienze, Hamadan ad esempio, possono portare la frangia solo da una parte, mentre l’altra termina con la sola cimosa).
Le cimose cosiddette laterali (lati lunghi) sono costituite in maniera che varia secondo la manifattura. Possono essere
in tessitura piana come le cimose terminali (tappeti turchi) oppure realizzate avvolgendo due o più coppie di catene in modo vario, con le trame stesse del tappeto e/o con un filato supplementare di lana non facente parte dell’armatura del tappeto.
COCCINIGLIA
Parassita delle piante che si incista formando un guscio. Questo guscio essiccato e ridotto in polvere è un buon colorante rosso. Esistono vari tipi: coccus cacti, coccus ilicis, coccus laccae. Il chermes in senso stretto è il coccus ilicis (della quercia).
CORK (anche: Kork)
È un particolare tipo di lana di grande pregio per finezza e morbidezza. Il termine è spiegato variamente: lana dalle spalle di agnelli giovani tosati a primavera, oppure lana proveniente dal collo di pecore tosate in primavera, oppure ancora dalla pancia, oppure ancora ottenuta non per tosatura ma per pettinatura. La spiegazione è funzione della fantasia del venditore. La sostanza è che si tratta comunque di un filato di qualità e morbidezza particolare.
CROMO
È un elemento chimico. Un suo composto, il bicromato di potassio, è il mordente richiesto da una tipologia di coloranti sintetici, che vengono detti per questo coloranti al cromo. Non presentano gli inconvenienti dei coloranti all’anilina e sono ormai utilizzati da tutte le manifatture per la tintura della lana da tappeti. In verità sono stati “scoperti” agli inizi del XX secolo, ma sono entrati nell’uso in Oriente soltanto dopo la prima guerra mondiale.
DARAK BASH
Termine turco per designare il contenitore, realizzato a tessitura piana o a pelo, del pettine che serve per battere le trame.
DARRI (anche: Durrie o Dhurrie etc)
È il nome che in India si dà a tessiture piane (in altre aree si parla di kilim). In genere è in cotone, ma può essere in lana o altre fibre.
DASTERKHAN
È una tessitura piana, tipica dell’Afganistan, in genere stretta e lunga, che serve per appoggiare il cibo per il pranzo. A volte è ricamata, sempre con decori geometrici.
DAVAGHIN
Tessitura piana tipica del Daghestan, realizzata con la tecnica del kilim a fessure e decorata con un decoro estremamente tipico, che prevede l’uso di pochissimi colori (per lo più due soltanto, rosso e blu).
DCHULCHIR (anche: Djulchir).
È il nome che si dà ai tappeti uzbechi realizzati a pelo assai lungo, spesso costituiti da due o più strisce giuntate insieme. Portano disegni geometrici estremamente semplici. Il significato letterale è: pelle d’orso. Servono in genere come letto.
DEPRESSIONE
Le catene di ordito (vedi) del tappeto possono essere tutte sullo stesso piano, oppure possono essere mantenute alternatamente su due piani diversi, tramite una trama passante molto tesa e spessa. In questo caso si parla di depressione delle catene di ordito. Può essere lieve oppure notevole, tale da fare risultare metà dell’ordito quasi sopra all’altra.
DIAH DIZLUK
Piccole tessiture turkmene, in genere a pelo, a forma di pentagono irregolare, ornate di nappine variopinte; servono per adornare (coprire) le ginocchia dei cammelli per le cerimonie.
DOZAR
In iraniano indica un formato di tappeto dalla lunghezza di due zar (anche saer; unità che è circa un metro); quindi dalle dimensioni di circa due metri in lunghezza per una larghezza fra il metro ed il metro e quaranta.
DUGHI
È (o meglio era) una tonalità di rosa ottenuta in Iran, diluendo con siero di latte (dugh) il bagno colorante di robbia.
ENGSI (anche: Ensi)
Tappeto tipico dei turkmeni fatto per essere appeso a chiusura della porta della yurta.
Ha in genere una decorazione particolare che, semplificando la descrizione, è una specie di ripartizione del campo in quattro settori, ottenuta con un motivo cruciforme. In Iran il termine usato per tali manufatti è hadtchlu (vuol dire croce in armeno); in Afghanistan è pardeh (cortina).
EYERLIK
In Turchia è il coprisella, realizzato a tessitura piana o a pelo.
FARSH
Termine generale persiano per dire tappeto.
FARSIBAFT (anche: Farsibaff)
Vuol dire: nodo persiano. Termine oggi non più usato, come il suo analogo “nodo senneh”. Oggi si preferisce usare: nodo asimmetrico. È uno dei due principali modi di annodare: il filato di lana avvolge ad anello un solo ordito e passa sotto all’altro adiacente, uscendone a lato (nodo aperto). Visto che sono interessati due orditi adiacenti, uno chiuso (completamente avvolto) e l’altro no, il nodo può essere aperto a destra o a sinistra.
FESSURE
Usato nelle espressioni: tecnica a fessure, kilim a fessure, etc. Nella realizzazione di un kilim (tessitura piatta o tessitura piana che dir si voglia) si intrecciano semplicemente le trame con gli orditi (la trama passa alternatamente sotto e sopra ad un ordito e poi torna indietro in modo inverso). Le trame possono essere strutturali o passate solo per creare il disegno. Nei kilim a fessure (detti anche a stacchi) le trame strutturali creano anche il disegno, tornando indietro quando il disegno finisce. Così dove cambia il colore due orditi adiacenti non risultano vincolati e si crea una fessura alta quanto
è alto il disegno di quel colore.
FILATURA
L’operazione di torcitura delle fibre per ottenere un filamento continuo. La torsione, e quindi la filatura, può essere fatta a mano o a macchina.
FRANGIA
Le estremità libere dei fili di ordito (non coperte quindi né da nodi né dalle cimose terminali) vanno a formare due frange. Possono essere sciolte, oppure intrecciate in vari modi, ma sono comunque sempre fermate. Non sempre le frange sono due; alcune manifatture fanno terminare una parte del tappeto con una cimosa e l’altra con la frangia.
GABBEH
Tipologia di tappeti dal pelo lungo, molto morbidi, utilizzati come letto o coperta. La morbidezza è ottenuta utilizzando solo lana, annodando con annodatura non fitta ed usando numerose trame (da tre fino a dodici) fra due file di nodi.
Se il pelo è presente sulle due facce del gabbeh si parla di gabbeh patueh.
La decorazione dei gabbeh è in genere poco complessa e con colori vivaci. Esistono comunque esemplari annodati solo con lane non tinte e quindi con colori avorio e bruno fino al nero, che vengono detti Shouli (da Shoul Sanger, villaggio del Fars iraniano).
GADDY
Vedi: Cartone
GEHAZI
Vedi: Kiz
GHAJARI
Tipologia di tessitura piana prodotta dalle popolazioni uzbecke e turkmene. Molto spesso sono eseguiti cucendo insieme strette strisce di manufatto, fino a raggiungere le dimensioni desiderate.
GALICEH
Parola persiana per designare un dozar (vedi) molto fine.
GERMECH
Piccolo tappeto rettangolare, usato per chiudere in basso l’ingresso della tenda nomade ed evitare l’entrata di sabbia, rametti, erba, polvere, etc.
GHALI (anche: Kali, Qali, Khali, Hali)
Termine iraniano per designare dei tappeti nei quali il rapporto lunghezza : larghezza è all’incirca 1,5:1.
Si parla di Ghali solo a partire da tappeti di cm.300x cm.200.
GHIORDES
Usato nell’espressione nodo ghiordes. Vedi: turkbaft.
GHIREH (anche: Ghereh)
Unità di misura persiana equivalente a circa cm.7: Detto anche punzeh. Si usano in Azerbaigian, per riferire circa la finezza dell’annodatura, le espressioni 40, 50, 60, 70 etc. Radj. Si intende il numero di orditi presenti in un ghireh di larghezza.
HADTCHLU
Vedi: Engsi
HAFT RANGH
Significa: sette colori. Con questa parola si designano tappeti fini che hanno orditi in seta a gruppi policromi. Ovviamente le frange sono policrome.
HEYBE
Vedi: Khorjin
INDACO
Sostanza che colora di blu estratta da due tipi di piante: Indigofera Tinctoria e Isatis Tinctoria. Oggi lo si prepara per sintesi.
ITSELIK
Contenitore, realizzato a tessitura piatta o a pelo, di forma allungata (spesso conica) per contenere i fusi da lana.
JA-KORANI
Contenitore a pelo o in armatura piatta, per il Corano. È in genere un manufatto assai fine.
JA-NAMAZ
In lingua persiana: tappeto da preghiera.
JA-TOFANGI
Contenitore, a pelo o in tessitura piana, per i fucili. È voce iraniana.
JIJIM
In area persiana con questa voce si indicano tessiture piane con disegno a righe sottili, con decoro minuto realizzato con la tecnica delle trame aggiunte oppure a semplice kilim, molto lunghe e assai strette (dai 20 ai 30 cm). Queste strisce vengono poi cucite fra di loro fino ad avere un telo della misura desiderata. L’uso è vario.
JOL-E-ASB
Termine iraniano corrispondente al turkmeno At-djoli (vedi).
JOLLAR (anche: Jallar)
Sacca rettangolare, poco alta e molto larga (circa 40x110 cm), provvista di notevoli frange, realizzata in Afganistan. A pelo oppure ad armatura piatta.
JOLLAR PAIDAR
Letteralmente: jollar con i piedi. È la denominazione che in Afganistan danno al Kapunuk turkmeno (vedi). È un ornamento di forma rettangolare con due strisce pendenti alle estremità (in pratica una larga U rovesciata) che viene posto sopra la porta della yurta (vedi). È in genere realizzato a pelo.
JOVAL (anche: Juval, Chuval, Chouval)
Contenitore (sacca) abbastanza grande, di forma rettangolare, realizzato a pelo o a tessitura piana. È tipico delle popolazioni turkmene, ma anche persiane.
JUFTI (anche: Jofti, Joft o Juft ilmeh)
Tipologia di nodo che, invece di interessare due orditi adiacenti, ne avvolge quattro oppure tre. Viene considerato in genere una tecnica fraudolenta (meno nodi, meno lana, minore robustezza). Ma esistono manifatture per le quali il jufti è tipico.
KALLEGHI (anche: Kelley, Kheley, Kelleghi)
Denominazione che viene data a tappeti di forma allungata, nei quali il rapporto larghezza:lunghezza è di circa 1:2,5.
KAPUNUK
Vedi: Jollar Paidar.
KENAREH
Voce persiana per indicare tappeti lunghi e stretti, quelli che in occidente si dicono passatoie o gallerie. La larghezza non eccede mai comunque i 120 cm.
KHALYK (anche: Kalyk, Chalyk)
Manufatto, a pelo od in tessuto piano, di forma trapezoidale, che viene utilizzato dalle popolazioni turkmene per addobbare il petto del cammello, nelle cerimonie nuziali.
KHERSAK
Termine con cui si indicano tappeti Bakhtiari con caratteristiche come quelle dei Gabbeh del Fars.
KHEYB
È un tipo di juval, in genere realizzato a tessitura piatta ma a volte anche a pelo, rifinito con strisce in pelle ai bordi.
KHORJIN (anche: Khordjin, Kurjin, Hurjin, etc.)
È una sacca doppia da sella o da spalla. Le dimensioni sono ridotte: da 40 cm x 40 cm fino a 100 cm x 100 cm per le sacche quadrate e valori intermedi per quelle rettangolari. Il davanti della sacca è a pelo, oppure a kilim oppure a sumakh, oppure anche a tecnica mista. Il dietro della sacca è sempre a tessitura piana (magari con disegno a righe realizzato con le trame strutturali o con decoro dato da trame aggiunte). Le aperture delle sacche presentano un sistema di asole e anelli per la loro chiusura. In Turchia è
heybe.
KILIM (anche: Gelim, Gilam, Khelim)
Termine generale per indicare tessiture piane (intreccio di trame e orditi), realizzate in tutti i paesi orientali e non solo. Le tecniche possono essere complicate da trame aggiunte o orditi in vista per formare motivi di decoro particolari (oltre a quelli creati dalle trame strutturali). Il confine tra un motivo di disegno e l’altro può essere evidenziato da una fessura (trame che si interrompono) oppure no (trame che si interallacciano). Anche il nome di tali manufatti varia da paese a paese: kilim, gilam, palas, gajari, dharry, scoarta etc, etc.
KIZ
È in turco la ragazza da marito. I tappeti che servono per la dote portano questo prefisso davanti alla denominazione d’origine e sono in genere lavori assai fini. In Iran il tappeto che fa parte della dote è detto Gehazi.
LANA
Produzione dell’epidermide di alcuni mammiferi (in genere ovini), diversa da quello che in generale si definisce come pelo. Gli animali da lana sono: la pecora, la capra, il cammello, il lama, l’alpaca, la vigogna ed il coniglio d’Angora. Per i tappeti orientali viene in genere impiegata lana di pecora; a volte anche lana di capra, specie per gli avvolgimenti delle finiture laterali; a volte anche lana di cammello per i toni beige naturale o marrone chiaro.
Una caratteristica della lana è di essere altamente isolante.
LARGHABI
Trattasi di kilim realizzati dagli Hazara, popolazione afgana.
LAVAGGIO
Quando si parla di lavaggio per i tappeti orientali non si intende la lavatura del manufatto finito, che pure viene fatta, ma di un particolare trattamento chimico, atto ad abbassare il tono dei colori nuovi, considerati troppo violenti e chiassosi. A New York, Londra, Amburgo ed anche nei paesi di origine dei tappeti esistono ditte specializzate in questo tipo di lavaggio, che è in genere assai leggero. Esistono, ma soprattutto sono esistiti già dalla fine dell’800, lavaggi pesanti per alterare addirittura alcuni colori: ad esempio il rosso in giallo-oro, il magenta in beige, il rosso in rosa. A volte
si decolorava e si ripitturava parte del pelo .
LAZY LINES
Sul rovescio di alcuni tappeti turchi antichi si riescono a evidenziare delle linee diagonali corrispondenti ai ritorni di trama; queste sono dette, con termine inglese entrato in uso generalizzato, lazy lines.
LICCIO
Dispositivo che serve ad alzare e abbassare alternativamente due serie di orditi, per rendere possibile l’inserimento della trama.
LINE
Unità di misura di annodatura dei tappeti cinesi moderni (vedi Radj). È parola inglese.
LUL BAFT
È il termine persiano con cui si indica la depressione degli orditi di un tappeto (vedi). In Cina, per la produzione attuale, usano il termine closed back (dorso chiuso); open back, se non c’è depressione.
MAFRASH (anche: Mafraj, Mafresh)
Grande contenitore, realizzato con facce a tessitura piana variamente ornate con tecniche particolari (sumakh, trame aggiunte etc) e con fondo a kilim, in forma di parallelepipedo, provvisto di cinghie per la chiusura; è in pratica una specie di baule.
MALBAND (vedi anche: Bou e Yolami)
Striscia in tessitura piana, larga circa 10 cm e lunga quanto serve, per vari usi (in genere per la tenda o per gli animali da soma).
MANCHESTER
Denominazione commerciale che viene data a tappeti prodotti nell’area di Arak su commissione del la ditta Ziegler & Co. (vedi) di Manchester, dal 1883 fino all’ultima guerra mondiale. Tale ditta forniva ai tessitori i disegni desiderati, tramite vaghireh (vedi), e la lana tinta con coloranti del posto ed anche con coloranti europei.
MOJ
Letteralmente: onda, in persiano. È un particolare tipo di jijim, tessuto da nomadi Qasqay, con disegno di strisce divise in due parti, diversamente colorate, da una linea a onda.
MORDENTE (anche: Mordenzante)
Composto chimico che serve per fissare il colorante sulla fibra da tingere.
NAMAD
Tappeto di feltro. È in genere decorato con applicazioni e/o ricami di motivi assai semplici. È manufatto tipico delle popolazioni turkmene, uzbeke e di tutte quelle dell’Asia centrale; si trova comunemente anche in Pakistan ed in India, dove viene chiamato namda.
NAMAKDAN
Contenitori, eseguiti a pelo o in tessuto piano, per sale o granaglie. La forma è di una sacca quadrata o rettangolare sormontata da un collo stretto, più o meno lungo, passibile di legatura.
NAMAZLYK
È il nome turco dei tappeti da preghiera.
NAVAR
È una striscia a pelo o in tessitura piana, usata per la bardatura di animali da soma.
NIMBAFT
In Persia si chiamano così le tessiture piatte con alcune parti annodate. Vedi anche: Suf.
NODO
È il filato che viene avvolto intorno a due orditi adiacenti, le cui estremità recise vanno a formare parte del vello del tappeto. Esistono vari tipi di nodo. I principali tipi sono: il nodo simmetrico, o turco (vedi: turkbaft) od anche Ghiordes (vedi) ed il nodo asimmetrico o persiano (vedi: farsibaft) od anche Senneh (vedi). Non possono intendersi come nodi veri e propri, perché non esiste legatura ma solo avvolgimento degli orditi. Il nodo Jufti (vedi) interessa quattro (qualche volta tre) orditi anziché due.
Altri tipi di nodo sono: il nodo spagnolo (che è veramente un nodo, in quanto è
legato intorno ad un solo ordito), il nodo tibetano, il nodo berbero; tutti di diffusione limitata ad alcune provenienze di tappeti. È opinione diffusa che un tappeto sia annodato sempre con un solo tipo di nodo, a seconda dell’uso dei tessitori locali; in effetti non sempre è così: nello stesso tappeto possono coesistere sia nodo asimmetrico che simmetrico, utilizzato quest’ultimo per i bordi del tappeto, dal momento che conferisce maggiore robustezza.
OJAK-BASHI
È uno dei due tappeti, entrambi a forma di una specie di U, che vengono posti affrontati per accogliere, nello spazio vuoto circolare che risulta, il fornello posto al centro della yurta turkmena.
OK-BASH (anche: Uk-bash)
Contenitore stretto e lungo, di forma cilindrica terminante a cono, per i listelli ricurvi di legno che servono per montare la cupola della yurta turkmena. Viene ovviamente tessuto aperto, un rettangolo con pendenti triangolari, che cuciti insieme danno la forma desiderata. Può essere a pelo o a tessitura piana.
ORDAN
È la cocciniglia armena (Porphyrophora hamelii).
ORDITO
L’insieme delle catene di filato longitudinali che formano la struttura base del tappeto. L’ordito viene teso fra i due subbi del telaio (vedi). Sulle catene dell’ordito vengono avvolti i nodi. Può essere realizzato in lana, cotone, seta o altre fibre (meno usate).
A tappeto finito le parti libere dell’ordito formano le frange. Oltre a identificare l’insieme delle catene, la parola ordito viene usata correntemente anche per designare una singola catena (un ordito); ma questo uso non è del tutto corretto. In questo glossario si è usata l’espressione “catena di ordito” ma anche “ordito”, per indicare il singolo filo, indifferentemente.
PALAS
In Azerbaigian è il kilim a fessure.
PARDAGHI
In Georgia si chiamano così i grandi kilim a fessure.
PARDAKHT
Operazione di finitura del vello del tappeto consistente in una accurata rasatura, tanto più bassa quanto si vuole far risaltare meglio il disegno (se l’annodatura è fitta).
PARDEH (anche: Pardah, Purdah)
Significa cortina, tenda, divisorio. Viene usato tale termine in Afganistan per indicare l’engsi (cortina per porta). Nell’uso corrente il termine sta a indicare tappeti di dimensioni 150 cm x 250 cm circa.
PASHM (anche: Pashmina)
È la lana delle capre delle montagne himalayane, quella conosciuta in occidente come cashmere. Per estensione il termine è entrato nell’uso commerciale ad indicare anche la lana a fibra lunga e robusta raccolta in primavera dagli animali giovani.
PETAG
Sigla di una compagnia commerciale tedesca, la Persische Teppich Aktiengesellschaft, che a fine ottocento aprì una filiale a Tabriz in Iran per la produzione di tappeti pregiati.
POSHTI (anche : Pushti)
Piccoli tappeti confezionati metà a pelo e metà a Kilim, che, opportunamente piegati e cuciti su tre lati, formano un cuscino. In pratica la parte annodata è il davanti ed il kilim il dietro.
In Afganistan sono detti Balesht (vedi); in Turchia Yastik (vedi).
PREGHIERA
Premesso che per la preghiera il fedele musulmano può utilizzare qualsiasi tessuto per appoggiare il corpo senza toccare il terreno e che, a maggior ragione, può usare qualsiasi tappeto o kilim, esistono particolari tappeti, in genere di dimensioni contenute, per comodità di trasporto, che presentano un disegno di nicchia o quantomeno direzionato e sono in genere appositamente creati per la preghiera. Anche il decoro supplementare può presentare motivi o simboli attinenti la pratica religiosa.
PUNZEH
Equivalente di ghireh (vedi). È un’unità di misura di circa cm 7.
RADJ
In persiano: fila. Rappresenta l’unità di misura di annodatura.
Preceduto da un numero (20, 30, 50, 60 etc. etc.) indica quanti orditi e quindi quanti nodi ci sono, in orizzontale, per ghireh (cioè per cm. 7 circa). È utilizzato quasi esclusivamente per i tappeti di Tabriz.
Un sistema analogo di misura della finezza è utilizzato per la produzione contemporanea della Cina: si usa l’unità “line” (linea in inglese), che rappresenta una coppia di catene d’ordito; questa, preceduta da un numero (70, 90, 120, etc.) indica quante coppie di catene (e quindi quanti nodi) ci sono in orizzontale per piede lineare (misura inglese pari a cm. 30,48).
RESTAURO
Il tappeto con il tempo e l’uso si consuma e certe parti possono rovinarsi più di altre o perché strutturalmente più fragili (frange, cimose, parti che non spianano), o perché soggette a maggiore stress (calpestio, appoggio di mobili) oppure ancora per banali incidenti. È naturale quindi che sia necessario intervenire con restauri, soprattutto su tappeti molto vecchi e antichi.
Due sono i tipi di restauro. Uno è quello conservativo, volto ad arrestare il degrado, rimuovendone magari la causa, senza cercare di recuperare l’integrità originale del manufatto. L’altro è quello ricostruttivo, con il quale si cerca di riportare il tappeto alla
condizione più vicina possibile a quella di origine: ricostruendo frange asportate, sostituendo parti di armatura, rimpelando le zone che hanno perduto i nodi, etc. Quest’ultimo restauro è quello più difficile, delicato e laborioso; e quindi è anche più costoso.
Innanzi tutto per intervenire con un restauro ricostruttivo il tappeto non deve essere marcio, la struttura (in pratica l’ordito e magari le trame) non deve essere andata incontro a mineralizzazione o a disfacimento organico. In seconda istanza il pezzo deve essere di valore: per pregi estetici, per rarità o per antichità. Occorre poi richiedere un preventivo economico del restauro, per
valutarne la convenienza e la sostenibilità. Il restauratore deve inoltre essere di provata fiducia, tale da garantire un buon risultato. Si badi che un restauro mal eseguito deprezza il tappeto più di un restauro non effettuato. Un bravo restauratore saprà certamente consigliare circa il tipo di intervento.
ROBBI
Vedi: Cartone.
ROBBIA
Pianta (Rubia Tinctorum) assai comune in Oriente, dalle cui radici si ottiene un colorante rosso (alizarina).
RU-ASBI
In Persia è la coperta per il cavallo (manufatto a tessitura piatta).
RU-KORSI
Manufatto a tessitura piatta (oppure a tecnica mista), variamente decorato, usato per ricoprire il Korsi (tavolo basso) sotto il quale è posto il braciere. Il formato è all’incirca un quadrato di lato intorno al metro. Questa tessitura è tipica delle popolazioni dell’Iran orientale e dell’Afganistan.
RU-OLAGHI
È in Persia la coperta per l’asino; realizzata a tessitura piatta.
RU-ZINI
Coperta da sella, realizzata ad armatura piatta o a pelo. Viene chiamata anche ru-palani.
SAFF (anche: Saph, Saf)
Tappeto di forma allungata con un decoro di diverse nicchie (da preghiera) affiancate. È più comune in Turchia e nel Turkestan occidentale, ma lo si può ritrovare anche in altre provenienze orientali.
SALATCHAK
Tappeti turkmeni con una estremità arrotondata (in pratica i due angoli superiori sono fortemente smussati). L’uso è oggetto di discussioni: tappeti per preghiera, secondo alcuni, per culla o per amaca, secondo altri.
SCOARTA
Nome che si dà ai Kilim in Romania.
SEDJADEH
Indica un tappeto di dimensioni 200x130 cm circa. La parola è turca (seççade) ed indica in genere tappeti da preghiera .
SENNEH
Tipo di nodo detto anche nodo persiano o farsibaft (vedi), meglio ancora nodo asimmetrico. Prende nome dalla città di Senneh (oggi Sanandaj), dove però si usa il nodo simmetrico.
SHADDA
È una tipologia di tessuto piano caucasico, utilizzato in genere come coperta.
SHERKATE FARSH
Compagnia Generale del Tappeto fondata nel 1936 dallo Shah Reza Pahlavi, per curare la produzione di tappeti di alto livello qualitativo.
SHIRAZI
Avvolgimento, effettuato con filato di lana (a volte di capra), dei margini laterali del tappeto per conferire robustezza.
SILEH
Tessiture piane caucasiche, realizzate con la tecnica delle trame avvolte, che portano un decoro particolare e sempre uguale: file di grandi S stilizzate di varia cromia, che forse rappresentano dei draghi (a volte hanno accenni di corna). In genere sono costituiti di due parti cucite insieme.
SOFFREH
Tessiture piane di formato da quadrato a rettangolare allungato (mai però di lunghezza eccedente i due metri) utilizzate come tovaglie. Possono a volta presentare anche alcune parti annodate.
S-PLY
Termine anglosassone, ormai universalmente usato, per indicare che il filo composito (utilizzabile per la trama o per l’ordito o per il vello) è stato ottenuto da altri fili più sottili per attorcigliamento verso destra.
SUMAKH (anche: Sumac, Soumak, Soumakh)
Tipologia di tessitura a trame avvolte (detta anche a catenella).
In pratica le trame, non strutturali ma di decoro, vengono avvolte intorno a quattro catene di ordito, poi passate dietro ad altre due e poi ancora avvolte alle successive quattro e così via. Quando si cambia colore queste trame vengono lasciate pendere sul retro (che prende quindi un aspetto peloso). La parola, oltre ad indicare una tecnica, viene usata anche per i caratteristici manufatti caucasici ottenuti con tale tecnica. Varie le ipotesi sull’origine del termine (da una città del Caucaso, oppure da un tipo di
pianta, etc.).
SUF
Tecnica di lavorazione per ottenere tappeti che hanno il fondo a tessitura piatta ed i motivi di decoro annodati. Vedi anche: Nimbaft.
SUZANI
Letteralmente: fatto con l’ago. Con il termine si indicano tessuti in cotone o seta con motivi di decoro ricamati; sono tipici quelli uzbecki e dell’emirato di Bukhara.
TABBAKHI
Lana ottenuta da pelli di animali morti, mediante trattamento con calce. È meno resistente all’usura e più opaca.
TALIM
Vedi: Cartone.
TAPPETO
Si può intendere con questo termine qualsiasi tessitura di qualsiasi fibra (animale o vegetale) atta ad essere distesa al suolo. In senso più ristretto con tappeto si intende una tessitura con un vello ottenuto per inserimento di fili non strutturali, fissati all’armatura (ordito + trama) con tecniche particolari; si escludono così le tessiture piane (vedi). In tedesco è Teppich, in francese Tapis, in spagnolo Alfombra, in inglese Carpet (per esemplari da 2 x 3 m in su) e Rug (al di sotto di 2x3 m).
TELAIO
È lo strumento con cui si tessono i tappeti, sia quelli con vello che quelli a tessitura piana.
È composto da due assi longitudinali e due trasversali; queste ultime, superiore ed inferiore, sono dette subbi ed a queste si fissano le catene dell’ordito.
Ci sono vari tipi di telai, ma la distinzione principale è fra telaio verticale e orizzontale.
Il telaio orizzontale si presta ad essere montato e smontato facilmente ed al trasporto; è quindi tipico delle popolazioni nomadi e seminomadi. Non permette di ottenere tappeti di grandi dimensioni.
Il telaio verticale è usato da tessitori con dimora stabile e
nelle manifatture; opportunamente costruito, con subbi spostabili o girevoli, permette di produrre tappeti anche molto lunghi.
Altro elemento del telaio sono i licci (vedi) che facilitano l’inserzione delle trame.
TESSITURA PIANA
La semplice combinzione di trame e ordito è una tessitura piana (Kilim).
TESSITURA PIATTA
Con questo termine si indicano tessiture che non prevedono inserzione di nodi, quindi non solo kilim, ma anche sumakh, cicim, zili, tessitura con trame aggiunte, con trame a vista etc etc.
TORBA
Sacca rettangolare bassa (cm 30/40) e larga (cm 90/120) realizzata a pelo oppure a tessitura piana; tipica delle popolazioni turkmene.
TRAMA
È il filato che viene passato sopra e sotto le catene d’ordito, alternatamente, dopo ogni fila di nodi. Può essere in lana, cotone o seta. Il numero delle trame dopo ogni fila di nodi è caratteristico della zona di tessitura, come pure caratteristico è il colore del filato di lana usato per la trama.
TRAME AGGIUNTE
Quando ad una tessitura piana (kilim) oltre alle trame strutturali si fanno passare trame di vari colori per creare il disegno, si parla di tecnica a trame aggiunte.
TRAME AVVOLTE
Vedi: Sumakh.
TUBREH
È il sacco cilindrico utilizzato per dare da mangiare ai cavalli ed agli asini. Di forma allungata, è quasi sempre in tessuto piano.
TUFEK-BASH (anche: Tufek-kap)
È il contenitore per il fucile. Può essere in tessuto piano oppure annodato. Tipico dei turkmeni; molto raro.
TULLU (anche: Tulu, Tolu, Tollu)
Tappeti turchi dal vello molto lungo, con disegno geometrico assai elementare, usati come letto.
TURKBAFT (anche: Turkbaff)
È quello che viene definito anche nodo turco, o Ghiordes, o meglio nodo simmetrico. Il filo del nodo avvolge due catene di ordito adiacenti uscendo (per formare il vello) in mezzo ad esse.
TUTASH
Contenitore per vasellame; realizzato in tessuto piano.
TUTI
Specie di kilim turkmeno, con decoro assai semplice, che serve da cortina per dividere gli spazi nella yurta.
USTAD
È l’artigiano (maestro) che programma il disegno del tappeto e ne realizza il cartone.
VAGHIREH (anche: Vagireh)
Tappeto, in genere di piccole dimensioni, utilizzato come modello per il disegno dall’annodatore. A volte contiene due o tre motivi di disegno centrale del tappeto e alcuni motivi di bordo. A volte è semplicemente un quarto del disegno, che, opportunamente replicato, dà il decoro globale. È prodotto dalle tessitrici per uso personale, ma anche è fornito dalla ditta che commissiona la produzione. La maggior parte dei vaghireh è annodata, ma ne esistono anche di kilim.
VELLO
I capi dei nodi affioranti sul diritto del tappeto, opportunamente pareggiati (rasatura) costituiscono il vello.
VERNEH
Tipo di tessitura piana, ornata con altre tecniche, spesso miste; lo si potrebbe dire un kilim “broccato”.
YAMANI
Tipo di kilim curdo dalla colorazione vivace e dai motivi semplici. Proviene in genere dalla regione caucasica.
YASTIK
Vedi: Poshti.
YATAK
È l’equivalente turco del gabbeh.
YOLAMI (anche: Yolam)
Vedi: Bou.
YURT (anche: Yurta, italianizzato)
Abitazione smontabile dei nomadi turkmeni; di forma circolare, con tetto a cupola (con un foro per la fuoriuscita del fumo), costituita da uno scheletro ligneo ricoperto di feltri.
ZANGIREH
Tipo di cucitura continua che usano i restauratori per fermare le trame dei kilim terminali del tappeto in modo da bloccarne l’allentamento, a cui segue il disfacimento e successivamente la perdita delle file di nodi.
ZARONIM
In persiano: un zar e mezzo (nim). È il formato di tappeti di dimensioni circa 100x150 cm.
ZIEGLER
Vedi: Manchester
ZILI
È una tecnica a trame decorative aggiunte (o supplementari) che vanno a formare un disegno ben in rilievo, in quanto passano sopra un numero dispari (da tre a sette) di catene di orditi e sotto ad una sola; la tipologia di tramatura supplementare è uguale per tutta l’area del manufatto per cui questo risulta decorato da una specie di cordonatura in rilievo.
Z-PLY
Quando nella costruzione di un filo, composto da altri più sottili, questi ultimi sono riuniti con una attorcigliatura verso sinistra, si parla di un filo con Z-ply (termine anglosassone ormai entrato nell’uso generale). Vedi anche: S-Ply.

Glossario

Bibliografia

Lavaggio

Restauro

Cura del Tappeto

CDT Dal  1975   Clinica Del Tappeto

Via s.Stefano in Pane 12/A Firenze  Via Case Biondi 50/D Maresca PT 

 

 

 

 

 

Nader Javaheri    Restauratore  Ritoccatore D'arte

Tel. 335 5913737  Email: nader.javaheri@gmail.com

HOME